Interagire con i bambini con autismo.

Ho riflettuto un po’ prima di scrivere di questo argomento delicato.

Un po’ perché nonostante il mio lavoro di insegnante e i casi purtroppo ogni anno in aumento non mi sento sufficientemente competente e preparata in merito…

E un po’ per una sorta di delicatezza nei riguardi delle tante persone per le quali “autismo” non è una parola come tutte le altre, ma una dura realtà con la quale trovarsi a convivere ogni giorno, tra dolore, difficoltà e incertezze.

Ma ho voluto farlo perché ho capito che comunque è fondamentale, per i familiari dei bambini che ne sono colpiti, che innanzitutto se ne parli, che il maggior numero di persone possibile possa conoscere meglio le caratteristiche di questa sindrome multiforme, dalle tante sfaccettature, sulla quale forse molto è ancora da scoprire.

Dico multiforme perché tanti e diversi sono i sintomi, quanti i livelli di “gravità” con cui si presenta, tanto che generalmente a livello diagnostico si preferisce, rispetto al termine generico autismo, parlare di disturbi dello spettro autistico, ma questo post non può e nemmeno vuole essere un mezzo attraverso cui descrivere o spiegare cosa l’autismo sia, anche perché davvero non ne sarei capace.

La piccola cosa che però io posso e voglio fare è cercare di raccontare un rapporto, quello con Draghetto, uno dei “miei” bimbi a scuola…

Draghetto non parla, il nostro è un rapporto fatto essenzialmente di sguardi fugaci e abbracci consolatori che sembrano essere, in alcuni momenti, l’unico rimedio alla sua ansia o al suo malumore.

Un rapporto, nonostante questo, carico di significato e, a modo nostro, di affetto.

All’inizio può essere molto difficile riuscire ad entrare nel mondo di un bambino con autismo, e sicuramente è necessario farlo in punta di piedi, o forse sarebbe più appropriato dire “di cuore”…

Ogni persona, ogni bambino è un mondo a sé, e questo vale ancora di più per questi bimbi speciali.

Alcuni parlano, e lo fanno anche con un vocabolario più ricco e articolato rispetto alla norma della loro età, altri rifuggono completamente lo sguardo o il contatto fisico; alcuni possono essere autolesionisti o apparire aggressivi, tutti dimostrano comportamenti stereotipati e interessi selettivi che sembrano assorbire quasi totalmente la loro attenzione.

Ma non sono assenti.

Loro ascoltano, osservano e “registrano”.

Sicuramente elaborano la realtà in un modo personale, che in assenza di comunicazione può essere davvero difficile interpretare…

Ma giorno dopo giorno, cercando di entrare nel cuore di Draghetto, ho imparato a riconoscere, a capire quando è sereno, interessato o divertito, e ho cercato di spiegare ai suoi compagni, anche se piccoli, che alcuni gesti che lui fa nei loro confronti sono il suo modo di dire, di far capire qualcosa, o che lui si agita di più quando sente tanto rumore…

Piano piano lo abbiamo conosciuto e abbiamo imparato a prevedere quando sarà una giornata no perché qualche malessere fisico lo infastidisce e quindi sarà difficile, anche per le sue adorate maestre di sostegno, aiutarlo a concentrarsi e partecipare, seppur a modo suo ad un’attività, o semplicemente fargli togliere il cappotto, che magari a casa la mamma avrà lottato mezz’ora per riuscire a convincerlo ad indossare…

Due cose soprattutto mi hanno convinta a scriverne.

Innanzitutto l’attenzione a livello internazionale su questo tema ha portato a dedicarvi una giornata di sensibilizzazione: il 2 aprile è ormai da 12 anni la Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo.

Ma forse ancora più importante – perché a livello locale ci si può sentire realmente più vicini, e se è vero che nel nostro mondo iper connesso i social possono a volte risultare vincenti nell’avvicinare le persone e diffondere conoscenza – vorrei parlare di un’importante iniziativa attiva nella nostra zona, sul Lago Maggiore…

Da poco tempo è nata, su iniziativa di genitori di bambini con autismo, una pagina Facebook sull’argomento: Interagire sull’autismo.

Qui il link all’articolo di Michele Caltagirone che su Blasting news ne parla in modo più diffuso, con una breve intervista ad una mamma coraggiosa e attiva che desidera ampliare il più possibile la rete di sostegno, amicizia e vicinanza alle persone che ogni giorno si impegnano per scavalcare quel muro di (apparente?) incomunicabilità che purtroppo l’autismo costruisce tra tanti bambini e il mondo esterno.

È positivo che esista una Giornata mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo, ed è altrettanto importante che si crei un dibattito e varie campagne di informazione e sensibilizzazione, ma ciò che è davvero fondamentale, per i bimbi con autismo e le loro famiglie, è che molte più persone possano conoscere meglio questa sindrome, non solo per sensibilità e vicinanza, ma perché solo conoscendo e condividendo si può capire quale sia il modo migliore per approcciare questi bambini e costruire una relazione con loro.

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