Le cose che non ti dicono

Prendetela come volete, come sfogo, come pro memoria, come monito. Questo articolo parla della gestione caotica della vita quando arriva un figlio o, nel mio caso, quando arriva il secondo figlio ma il primo non ha ancora 2 anni.

Ci sono certe cose che tutti i genitori sanno, ma le sanno dopo, non prima di diventare genitori.

Ti dicono che la vita cambia, diventa faticosa, che non si dorme. Esattamente non dicono come, ma prospettano scenari duri e tempestosi.

Se vuoi sapere in cosa consistono questi scenari, àrmati di coraggio e leggi oltre; se invece vuoi tenerti la sorpresa o vuoi sperare che per te sia diverso, fermati pure qua. Davvero, fermati, fidati. (E vai a leggere più giù, oltre la linea orizzontale)

Il cambiamento più grande riguarderà la gestione del tempo, che verrà determinata solo ed esclusivamente dalla velocità: sfruttare tutti i momenti buoni per fare il più possibile. I pasti rilassati e con chiacchiere sono solo un vago ricordo -ti nutrirai soltanto-; i momenti ‘di riflessione’ in bagno non saranno dettati dalla fisiologia ma dalla disponibilità altrui di tenere a bada i bimbi; il momento doccia e cura della persona al mattino e alla sera sembreranno quei video velocizzati in stile Benny Hill.

Imparerai a tenerli in braccio ore, imparando a fare tutto con una mano. Assumerai posizioni improbabili per arrivare all’inarrivabile senza farlo cadere, piangere o semplicemente per non svegliarlo. Ma la schiena e le ginocchia a fine giornata ti chiederanno il conto.

Anche per questo non vedrai l’ora che arrivi il momento nanna per riposare la mente, il corpo, le orecchie. Ma quando finalmente dormiranno, proprio le orecchie rimaranno in allerta al primo rumore, pronte a farti scattare in caso di bisogno.

Ti bagnerai quotidianamente del tuo stesso latte, della loro bava, del loro muco. E ti stupirai di come una maglietta indossata pulita al mattino si possa sporcare così in fretta. L’esito è solo uno: santa lavatrice.

Metterai tutte le prese in sicurezza e anche solo caricare il cellulare (per non parlare di stirare, asciugarsi i capelli, attaccare il portatile) diventerà un’acrobazia notturna.

La casa si riempirà di oggetti grandi e piccoli: elettrodomestici, mobili, carrozzine, giochi, … sarà sempre più difficile mantenere l’ordine e la pulizia ma non ti arrenderai. Fino al giorno in cui deciderai di incaricare qualcun altro oppure capirai che il tuo riposo ha la precedenza.

Pensare alla cucina diventerà una questione da risolvere in pochi minuti (se non sarà possibile affidarla ad altri) e apparecchiare, sparecchiare, riempire e svuotare la lavastoviglie saranno operazioni che imparerai a fare con inusitata velocità.

Cambierai centinaia, migliaia di pannolini. Il primo cambio della tua vita ti sembrerà complicatissimo ma imparerai in fretta, la questione pannolino diventerà una costante puzzolente nella tua vita. E se nel cambio non dovrai lottare per completare l’opera, se tutto sarà rimasto dentro al pannolino e potrai cavartela in 2 minuti, allora sì, ti sentirai fortunata.

Aspetterai con ansia il weekend o le vacanze per poterti godere i bimbi il più possibile, con un risveglio tranquillo e giornate all’insegna dello stare insieme. E quando quel momento arriverà rivaluterai l’effetto benefico del nido, che ti regala attimi di silenzio casalingo, solleva dai cambi pannolini e dalla questione pranzo.

Sarai sottoposto a processi ciclici e ripetitivi: dal gioco del momento, che vorrebbe fare e rifare di continuo, al film che guarderà tutti i giorni con rinnovato interesse per la solita battuta.

Ti sentirai perennemente in disordine, sopravvissuta al passare dei giorni, di colpo invecchiata. E non sarà solo una sensazione…

Guarderai la tua vita precedente senza bimbi con sana invidia per tutto quello che riuscivi a fare: dai viaggi agli aperitivi, dall’oziare a leggere un libro, tutto ti sembrerà tremendamente lontano ed irripetibile. E sarà proprio irripetibile con quella stessa spensieratezza ma -se accadrà- sarà un momento preziosissimo, sudato, bramato, raro.

Uscire di casa coi bimbi sarà solo il risultato di un processo di convincimemto, rincorse, sudate, organizzazione. E qualcosa la dimenticherai comunque a casa, ma che tu te ne accorga già in ascensore o molto dopo, se non è qualcosa di vitale importanza, imparerai ad organizzarti senza. E sarai comunque in perenne ritardo.

Infine scoprirai che la vita coi bimbi è un continuo ricalcolo, un navigare a vista, un pensare al presente e sperare al futuro, ma soprattutto pensare al presente perché la contingenza chiama, costantemente, prepotentemente, al di sopra di ogni cosa.


Questo articolo avrebbe dovuto finire qui in attesa di scriverne uno sui ‘pro’, ma non mi sembrava equilibrato, avrebbe fatto emergere solo lati negativi dell’essere mamma quando invece, malgrado tutto, diventare genitori è un’avventura meravigliosa. E come tutte le avventure ha lati difficili, salite che sembrano inaffrontabili, ma è anche grazie a queste salite che poi si raggiungono traguardi meravigliosi. Se avere figli fosse qualcosa di così tremendo saremmo tutti figli unici e l’umanità sarebbe già scomparsa da un pezzo, e invece.. e invece, nonostante quello che avete letto prima c’è chi decide di ripetere l’avventura, con tutti i contro ma anche (e soprattutto) con tutti i pro.

Elencare minuziosamente tutti i pro sarebbe impossibile, sono troppi, ma lasciate che ve ne dica alcuni.

Primo fra tutti, vederli crescere: fare conquiste, giorno dopo giorno. Cambiano, ti stupiscono, ti riempiono d’orgoglio. E il cuore si riempie ogni volta.

Poi condividere momenti di gioia inaspettata (perché a volte sembra anche per piccole cose): una gioia totalizzante, rigenerante, che concilia col mondo.

E poi c’è l’affetto che si moltiplica e scalda i cuori: abbracciarli, coccolarli, baciarli. I nostri figli sono così irresistibilmente belli che è difficile per noi genitori darci una misura…

Altro aspetto importante è cambiare e smussare gli spigoli del nostro carattere dopo aver rivalutato le priorità della nostra vita. E ringraziare i nostri genitori dopo aver capito quel che hanno passato quando crescevano noi. Ringraziarli doppiamente per tutto l’aiuto che riescono a darci nel ruolo di nonni, senza i quali sarebbe tutto molto, ma molto più complicato…

Poi, provare ad immaginarli tra 5, 10, 30 anni… e cercare di indovinare come saranno, cosa faranno, dove vivranno… vorresti che il tempo volasse ma allo stesso tempo vorresti rimanessero sempre così piccoli, cuccioli sotto la tua ala.

Forse la ragione più simbolica di tutte è sentirsi chiamare ‘mamma‘ e ‘papà‘, due parole semplici e brevi ma che racchiudono le responsabilità, le aspettative, il dare un senso alla propria vita e ai propri sforzi pensando di farlo per loro. Loro, che sopravviveranno a noi, loro, che saranno lo specchio di quello che noi siamo e ci aiuteranno a vedere meglio anche dentro noi stessi.

E se è vero che per i figli dobbiamo inevitabilmente sacrificare parte di noi, è altrettanto vero che ci daranno molto, ma molto di più.

Viva la vita!

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