Storia di un inserimento felice…

Giuro che se me l’avessero detto non ci avrei mai creduto.

In casa la Nana è sempre stata una bimba solare e sorridente, anzi a dirla tutta un vero pagliaccio, e devo dire che, fatta eccezione per la scarsa propensione a nutrirsi, l’unica preoccupazione che ci ha fatto provare è stata la sua timidezza, a tratti davvero eccessiva, nei confronti degli altri…

Si sa che, chi più chi meno, tutti i bimbi sperimentano la fase della paura dell’estraneo, del tutto normale e fisiologica, e noi l’abbiamo vissuta in modo forse più marcato anche perché abbiamo trascorso soprattutto i primi mesi sempre sole io e lei, con Paterfamilias che tornava sempre tardi e lavorava anche nel weekend, e la possibilità di frequentare anche i nonni solo in modo sporadico e discontinuo…

Fatto sta che per un po’ di tempo é successo che se veniva qualcuno a trovarci io non potevo allontanarmi da lei nemmeno per preparare un caffè, così ho iniziato a sviluppare incredibili competenze di multitasking, desiderando allo stesso tempo che mi spuntasse per magia qualche arto supplementare tipo dea Kalí…

Suscitando naturalmente la disapprovazione delle nonne, che più di una volta sono tornate a casa deluse, senza essere riuscite a prenderla in braccio, in un susseguirsi di: “Ma guarda che se fai così la vizi, le ha tutte vinte… Si deve abituare… Lasciala piangere che si fa i polmoni” etc etc…

Sembrerà assurdo ma ho notato che questa paura aumentava negli spazi chiusi, anche se si trattava di casa nostra, quindi del suo ambiente, rispetto a fuori, quando invece sorrideva anche agli estranei con cui capitava di parlare…

Con il passare dei mesi (ora ne ha 20) ha mostrato sempre più interesse nei confronti dei bambini più grandi di lei, cercando di attirarne l’attenzione per giocare con loro, e la stessa cosa è successa con gli adulti, con cui sembra sempre più a suo agio, tanto che spesso “partecipa” alle conversazioni facendo finta di capire le battute, mettendosi a ridere di gusto per imitazione…

Per farla breve, il punto dolente sono sempre stati i coetanei, e poi ho scoperto, anche i bimbi più piccoli…

Forse questo perché non si è mai trovata a relazionarsi con una bimba tranquilla, ma solo con maschietti, naturalmente più irruenti, che, nel migliore dei casi hanno cercato, vista l’età in un modo un po’ maldestro, di stringerla, baciarla o accarezzarla…

Quante risate con la mia amica e il suo bimbo latin lover…

Di fronte alle sue ripetute avances lei si irrigidiva con espressioni buffissime, cercando il mio sguardo e chiedendomi con gli occhi di “salvarla”… E appena è stata in grado di camminare, ha inziato a correre verso di me all’ urlo di “mammamammaaaaa”!!!

Ma il culmine l’ha raggiunto qualche mese fa, quando ha fatto la stessa cosa scappando però dal cuginetto piu’ piccolo di lei di sei mesi, che la inseguiva gattonando… Una scena davvero ridicola, che però mi ha impensierita…

Se era così terrorizzata anche da bimbi più piccoli di lei, che dramma ci avrebbe riservato l’inserimento al nido programmato da lì a poco?

Nel dubbio, nell’incontro conoscitivo avevo ragguagliato le educatrici sul suo punto debole, dicendo che sarebbe scappata di fronte a bimbi irruenti, coprendosi la bocca con le mani “a coniglietto” e che sarebbe diventata la loro ombra, che non avrebbe di sicuro fatto onore alla cuoca, e di prepararsi anche al volume dei suoi acuti… Insomma a dire il vero poverina non le avevo fatto una grande pubblicità…

E invece il fatidico giorno è arrivato, e mi ha costretta a ricordare la frase-mantra che tante volte è risuonata tra i miei pensieri osservando in azione sia lei che i miei nipoti o i “miei” bimbi a scuola: “Con i bambini niente è mai scontato”…

Così, dopo giorni in cui le parlavo di questa “casetta dei giochi e dei bimbi” in cui saremmo presto andate, devo ammettere che nel tragitto in macchina ero un po’ tesa e pensierosa, ma ho fatto di tutto per non mostrarglielo.

All’ingresso siamo state accolte dalla collaboratrice che ovviamente indossava la divisa bianca… Apriti cielo, deve aver pensato al camice di una dottoressa… (leggi l’articolo sulle lacrime) Pessimo lacrimoso inizio…

Per fortuna le cose sono cambiate quando ha conosciuto l’educatrice e gli altri bimbi… Il tempo è volato nell’esplorazione dei giochi e degli spazi, e anche se un po’ disturbata dal rumore a cui non é abituata e al pianto degli altri bimbi, è stata talmente serena e curiosa da dimenticarsi più volte della mia presenza e iniziare a interagire con qualcuno di loro, e in particolare con una bimba poco più grande con cui ha legato da subito, tanto che ho fatto fatica a farle capire che dovevamo tornare a casa.

Il secondo giorno abbiamo partecipato al momento dello spuntino con la frutta e lì ho iniziato a pensare che sarebbe a volte davvero bello essere una mosca per poterla vedere in azione da sola con gli altri… Perché da maestra so quanto i bimbi siano diversi a casa e con i compagni, e questo è un aspetto del mio lavoro che mi è sempre piaciuto; ai colloqui molti genitori sono molto interessati a vedere loro figlio attraverso gli occhi di un’altra persona, soprattutto l’aspetto che riguarda la socialità…

Mi è piaciuto vederla così interessata a ciò che succedeva intorno a lei, alla canzoncina della routine di benvenuto, attirata da tanti stimoli diversi e dallo stare tutti insieme non sul solito seggiolone, ma intorno a quei buffi tavolini da nani…

Poi è venuto il momento del primo distacco, di circa mezz’ora. L’ho salutata consegnandole il suo peluche preferito (leggi l’articolo sull’elogio del Baloo), spiegandole che sarei tornata presto, come faccio sempre quando devo andare a lavorare, guardandola negli occhi sorridendo ma senza dilungarmi troppo.

Sul subito come sempre ha cercato di trattenermi lamentandosi, piangendo solo un po’ dopo che mi ha vista passare davanti alla finestra. Ho aspettato un attimo lì vicino per sentire se strillava, ma niente, e quando sono tornata giocava tranquilla… Ho pensato subito alla fortuna del principiante.

Invece il giorno dopo abbiamo allungato il distacco a due ore e mezzo e abbiamo fatto il primo pranzo, in cui si è scofanata tre porzioni di carote e mezzo risotto che ha voluto a tutti i costi mangiare in autonomia senza il mio aiuto, nonostante difficoltà e sbrodolamenti… Insomma non voglio parlare troppo presto ma pare sia vero che i bimbi inappetenti (leggi l’articolo sul nostro svezzamento) inizino a mangiare al nido per imitazione…

Così, già dalla seconda settimana abbiamo iniziato l’orario normale e addirittura l’ultimo giorno è entrata in classe da sola perché a quanto pare non aveva tempo da perdere mentre le sistemavo le cose nell’armadietto… Quando sono entrata e l’ho chiamata per salutarla, nonostante ci fossero due bimbi in lacrime è venuta, mi ha dato un bacio e detto “ciaciao” ed è tornata a giocare.

Ho pensato di condividere questa esperienza per rassicurare altre mamme nella mia situazione; davvero quando pensavo a come sarebbe stato l’inserimento non consideravo la mia esperienza tra quelle possibili, e le mie amiche di pancia sanno quante volte ho condiviso con loro le mie preoccupazioni su questo, e hanno visto con i loro occhi la paura blu che la mia piccola aveva degli altri bimbi.

Questo per dire che bisogna dare sempre fiducia ai nostri cuccioli, che ci stupiscono ogni giorno, e che d’altra parte superando queste prime prove rafforzano la propria autostima ed escono arricchiti da tante nuove esperienze…

È bellissimo quando ci si rende conto che qualcosa di nuovo, che a noi adulti può sembrare quasi insignificante, si è impresso in modo forte nell’immaginazione, nella memoria e quindi nella mente e nel vissuto del nostro bimbo, e sapere che è avvenuto insieme ad altri bambini e con il sorriso… L’importante è davvero che noi riusciamo a mettere da parte le nostre ansie e preoccupazioni, o anche il bimbo le avvertirà.

Ps: dove sta la fregatura?

È naturale: il terzo giorno era già malaticcia, ma saltato un giorno è rientrata trotterellando dopo un sonoro “siiiiiiiii!!!!” quando ho parcheggiato la macchina davanti al nido.

L’ultimo giorno della seconda settimana era di nuovo a casa e la pediatra le ha prescritto uno sciroppo per la gola arrossata e delle gocce per il naso.

Niente.

È il prezzo per l’ingresso in società.

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