Non ci sono più le partenze di una volta.

Io e Paterfamilias stiamo insieme da tanto tempo. Parlo di lustri. Davvero, un botto di anni.

Tanto per dare un’idea, quando ci siamo messi insieme c’erano ancora la lira e le Torri Gemelle.

Insieme abbiamo visto avvicendarsi ben tre Papi e un numero considerevole di governi.

Forse addirittura stavano ancora insieme Al bano e Romina, per intenderci.

Ne è passata, di acqua sotto i ponti.

E ne abbiamo fatte, di vacanze insieme…

Ricordo ancora l’organizzazione (o meglio la non organizzazione) della prima.

Ovviamente “all’epoca” non c’era la fibra, e nemmeno la sigla Adsl diceva granché. Ricordo che avevamo fatto a casa dei suoi un timido tentativo di pianificazione davanti al pc, cercando i rari hotel all’avanguardia che già allora disponevano di un sito web…

E ricordo che in attesa che si caricasse qualche pesantissima pagina, avevo avuto il tempo di fare una doccia, asciugare i miei lunghi capelli, dare due mani di smalto alle unghie, etc etc…

Così, mentre il petulante ragazzotto della pubblicità di Trivago forse si accingeva ad iniziare quella che ai tempi si chiamava ancora scuola elementare, noi scoprivamo le gioie delle vacanze all’avventura: “Ma allora dove andiamo? In Francia? Ma in Francia dove? Ah. Dove ci piace ci fermiamo… Sì, ma tu da piccola lo facevi con il camper e si occupavano di tutto i tuoi… E se gli alberghi al mare a metà agosto sono tutti pieni?!? Beh, e allora quando partiamo, domani? Ma perché allora non partiamo subito? Cosa stiamo a fare qui al caldo con la città deserta?!?”

E così mi aveva riportata a casa mia giusto il tempo di ficcare alla rinfusa un po’ di vestiti in valigia ed eravamo partiti. A metà pomeriggio eravamo in un paesino sperduto della Savoia e iniziavamo a girare da un hotel all’altro in cerca di una stanza per la notte.

E così è stato per anni, ogni notte (o quasi) in un posto diverso; non abbiamo quasi mai prenotato in anticipo, e le rare volte che lo abbiamo fatto, il tempo è stato brutto o comunque ogni giorno macinavamo un sacco di chilometri per raggiungere altri posti da visitare… Una volta eravamo partiti con l’idea di non andare troppo lontano, e di fermarci tutta la settimana in un paesino in Costa Azzurra, ma per sicurezza avevamo preso l’hotel solo per una notte, “metti che non ci troviamo bene”; una manciata di giorni dopo eravamo in Spagna.

Definirei il nostro stile Gipsy Kings… In effetti più di una volta abbiamo rischiato di dormire in macchina, ma questo è il genere di vacanza che ci piace. E ci piace anche di più da quando effettivamente basta un click dallo smartphone per avere un’idea degli hotel liberi ad un prezzo credibile nel posto in cui si sta arrivando…

Ma da quando a muoverci siamo in tre, tutto è cambiato…

Tanto per iniziare, lontani i tempi in cui preparavo la valigia in un quarto d’ora la sera prima di partire dopo aver tirato la casa a lucido (sembrerà un controsenso ma è più forte di me, prima di partire la casa deve essere per-fet-ta!)…

Ora sembra che a muoverci non siamo solo la Nana, Paterfamilias ed io, ma l’intero popolo ebraico in fuga dall’Egitto… Ovviamente la maggior parte del bagaglio è destinato a lei… E ovviamente nel decidere di portare dietro tutto il trasportabile si sa benissimo che almeno il 50% dei vestiti della piccola non saranno utilizzati, ma siamo naturalmente diventati, nostro malgrado, un po’ meno spartani.

Per nostra fortuna la macchina è spaziosa e per il viaggio (che causa maltempo si è rivelato lungo quasi il doppio del previsto) abbiamo potuto portare anche i suoi amati peluches (oltre al Baloo, naturalmente…), alcuni libretti e una fantastica tastiera con tanto di suoni e groove elettronici che ci ha fatto ringraziare il nonno che ce l’ha regalata per gran parte del viaggio…

Ma il peggio non è il viaggio in sé, quanto la preparazione.

E qui, avendo già ripetuto più volte l’errore, mi sento di elargire un prezioso consiglio alle neomamme che si accingono a partire con l’erede per la prima volta…

Mamma.

Lo so che sei talmente felice ed elettrizzata all’idea, che ti senti wonder woman e pensi di non averne bisogno, anche se dovrai gestire tutto da sola perché il neopapà lavora fino all’ultimo; ma se hai parenti o amici nei paraggi lasciati aiutare. Davvero.

Soprattutto se il piccolo non è ancora abbastanza grande da passare almeno un po’ di tempo a giocare ed intrattenersi da solo, ma al contrario lo è abbastanza per muoversi e cacciarsi nei pasticci o vanificare in un attimo con la sola imposizione di quelle sue deliziose manine la tua fatica di ore, ad esempio smontando in un secondo, come fa con le sue costruzioni, la pila di t-shirt, maglie, magline e magliette che avevi diligentemente stirato nel pomeriggio che tutti i tg della tv pubblica e privata avevano annunciato come il più rovente dell’estate, del decennio e forse del secolo, che avevi ingenuamente lasciato sul divano, con l’idea di spostarla più tardi (troooppo tardi…) direttamente in valigia.

Si, quando nel punto meno ventilato della casa avevi deciso di approfittare del suo sonnellino pomeridiano per “portarti avanti” nella preparazione.

Quando, sudata e assetata come un cammello, fissando durante il miraggio di spiagge paradisiache l’orologio, ti eri invece trovata nel bel mezzo di una visione onirica: eri quasi certa che stesse iniziando a sciogliersi davanti ai tuoi occhi come avviene in certi quadri di Salvador Dalì…

A quel punto ti eri chiesta chi potesse essere quel genio da ringraziare – nel lungo arco della catena dell’evoluzione umana – per la brillante intuizione che passare più volte un ferro arroventato sui vestiti ci avrebbe fatto apparire tutti quanti meno sciatti e trasandati, anzi, al contrario, notevolmente più eleganti.

Ecco, dopo tutto ciò, la sera prima della partenza mi sono trovata a stipare tutto in valigia dopo aver addormentato la Nana, mentre per fortuna Paterfamilias mi sollevava dalla sistemazione della cucina…

Da lì in poi mi sono rimessa sotto, e pulisci di qua, spolvera di là, ho finito quasi all’una. Ad un certo punto ero talmente stanca che mi sono resa conto di passare da una cosa all’altra rigirandomi su me stessa come una svampita che non ricorda cosa stesse cercando.

Poi, verso le undici e mezza, mentre in un bagno di sudore e con la valigia ancora a metà, attendevo che asciugasse il pavimento della sala, ho pensato che potesse essere il momento opportuno per fare una pausa, decidendo al tempo stesso quali costumi portare. Così mi sono messa a provarli.

In quel mentre passa Paterfamilias, diretto alla camera da letto, lui, lamentandosi che non ero stata a fargli compagnia davanti alla tv con dolci grattini.

Lo guardo. Credo tra lo stupito e lo sguardo bovino. Inizia una scenetta surreale, fatta inizialmente di sguardi espressivi, che si conclude con il colpo di grazia:

-?!?!?

-!!!!!!

-?????

– #’^¥€€%$%&£*. !!!! … La prova costume non la supero neanche quest’anno….

– Puoi sempre dire che il costume l’hai provato. E poi hai deciso di mangiarti anche quello!

Non ho tempo neanche per indicargli dove recarsi, dunque riprendo le mie attività, considerando tra me e mestessamedesima prima l’idea di vendicarmi “dimenticando” casualmente qualcosa di suo fuori dalla valigia, e poi, che se il buongiorno si vede dal mattino (o nel mio caso dalla sera) mi ci vorrà una settimana solo per riposarmi dalla partenza…

Comunque una cosa giusta Paterfamilias l’ha fatta: opporsi strenuamente alla mia idea della partenza intelligente prima dell’alba, così la mattina seguente ho avuto un risveglio ad un orario umano e dopo la colazione, sistemate le ultime cose, finalmente partivamo, all’alba delle undici…

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