Il fondo del barile… formato mamma

Come potrà farti disperare tuo figlio nessuno potrà mai.
Toccherà il tuo fondo.
E scaverà ancora e ancora raggiungendo punti che nemmeno crederai esistere.

Prima di essere mamma si ha un’idea di sé e un’idea del/la bimbo/a che verrà. In genere “l’esserino” possiede aluccie candide candide accompagnate da un’aureola luminosa e splendente e la mamma ideale che sentiamo dentro di noi è paziente, sorridente, soave e leggiadra anche nei momenti più critici (potrebbe essere “fatta” di tavor o simili da tanto è serena).

Ma ciò che più è inquietante è che ci rimaniamo davvero male se il nostro ideale non si realizza, pur conoscendo la triste verità: i bambini sono impegnativi e alcune volte davvero strazianti e noi mamme… possiamo perdere la pazienza. Poi magari lo facciamo mordendoci le labbra e srotolando un nuovo sorriso pieno d’amore, ma la perdiamo.
Perché sì, l’ideale è molto carino, ma noi siamo pur sempre umane.

Con Alessandro è stato così: ogni miraggio che ho avuto durante la gravidanza ha avuto la peggio sulla realtà dei fatti.

Mondo dei sogni

Lui
– sorrideva sempre
– giocava in autonomia e libertà
– dormiva beato come un angelo

Io
– lo accudivo amorevolmente senza sentire alcuna fatica, magra, vestita bene, sorridente
– pulivo casa con lui in braccio o in fascia

Il papà
– era sempre presente

L’ambiente
– era sempre pulito e scintillante

Il nostro cane (Smilla)
– proteggeva con dolcezza il nuovo arrivato

Con mia grande sorpresa la realtà dei fatti fu ben diversa.

Cruda Realtà

Lui
– Aveva dolori e piangeva, si svegliava e piangeva, aveva sonno e piangeva (non potevi dormire e basta?), stava in braccio e piangeva, lo mettevi giù e piangeva, usavo la fascia e piangeva, andavo in macchina e piangeva… insomma Alessandro ha pianto ininterrottamente o quasi per mesi. E va bene che è il loro iniziale unico mezzo per comunicare… ma quanto avevi da dire figlio mio?
– Ha avuto bisogno di continui stimoli e giochi (e comunque piangeva lo stesso) fino almeno agli 8 mesi. Poi ha iniziato a giocare da solo. A volte anche senza piangere. Grazie a qualche Santo.
– Non ha mai avuto un ciclo del sonno continuativo… pure se è stanchissimo, ancora oggi, a 16 mesi, si sveglia 3/4 volte a notte (con grande gioia mia e di suo padre che se avesse potuto cambiare continente per poter dormire qualche ora l’avrebbe sicuramente fatto, ma sotto minaccia di morte ogni tanto si limita a cambiare stanza)

Io
– sull’orlo di una crisi di nervi, in piedi per miracolo, con gli occhi aperti ma in realtà dormiente facendo le cose più disparate, vestita con le prime cose pescate al buio nell’armadio (la luce disturbava Alessandro che poi… avrebbe pianto, tanto per cambiare) lo accudivo amorevolmente pur essendo completamente stremata e sorridente senza sapere assolutamente in quale arcano luogo fossi andata a pescare tante risorse e forza d’animo.
– non pulivo proprio nulla, tanto meno con lui in braccio o in fascia che, come al solito, piangeva. Era già tanto se riuscivo a sciacquarmi la faccia la mattina e a seguire le norme di igiene di base.

Il papà
– come giusto e normale che sia, ha ricominciato a lavorare e quindi ci vedevamo, se andava bene, 5 min prima di andare a letto stremata (coprifuoco ore 19 per i primi 3 mesi… a volte anche prima).
Tutto questo sempre ammesso che lui nel frattempo non avesse cambiato abitazione per salvarsi dai continui pianti del pargolo (ovviamente la mamma non ha queste opzioni).

La casa
– appena perquisita da cima a fondo dalle SS. Gli occhi miei e del papà non hanno trovato per mesi un luogo ordinato e pulito dove riposarsi.
A volte il papà preso dalla disperazione faceva mucchi di roba mista infilandoli “paro paro” nell’armadio, con grande gaudio della mamma che, qualche ora dopo, veniva travolta a sorpresa da oggetti non bene identificati lanciando urletti sommessi per non far piangere il pupo il quale ovviamente… piangeva.

Smilla

è stata gelosa dal primo sguardo, e come ogni sorellina gelosa che si rispetti ha iniziato a rubare giochi e fare dispetti (tra cui buchi in giardino, tentare la fuga in passeggiata, rotolarsi nel fango nel migliore dei casi).

Ecco… Tutto questo nei primi 6/9 mesi… allora a volte Alessandro non ha pianto da solo, la sua mamma gli ha fatto compagnia.
Perché noi mamme anche questo facciamo: stiamo vicine, sosteniamo, accogliamo, doniamo, aspettiamo con pazienza, cantiamo, culliamo, camminiamo tanto, giochiamo, raccontiamo e sopra ogni cosa amiamo incondizionatamente.
Alle volte anche piangendo.

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