Box si, box no, box bho…

Siete in quella fase che siete ancora un po’ sulla vostra nuvoletta, ma è già tempo di prepararsi più concretamente all’avvicinarsi del lieto evento?

Bene, sappiate che questo momento richiede nervi saldi e sangue freddo: state per inoltrarvi nei meandri di una jungla piena di insidie, rappresentate prima di tutto dai commessi dei negozi di articoli per la prima infanzia.

Prima di varcare quella soglia dovete sapere che ci sono cose di cui non potrete assolutamente fare a meno (di cui spesso parliamo nella categoria i nostri *), altre utili, o semplicemente belle, ma non indispensabili, e infine, quelle completamente inutili, perché si sa che dove c’è un bambino c’è una mamma innamorata e dove c’è una mamma innamorata c’è business.

Non mi dilungherò, almeno per ora, a stilare una mia personale lista di oggetti più o meno utili, ma racconterò la mia esperienza su un argomento piuttosto spinoso.

A sentire mia sorella, il box rientra a pieno titolo nella terza categoria. Inutile.

Io in cuor mio sapevo che non l’avrei mai comprato, semplicemente perché mi sembrava brutta l’idea di mettere la mia bimba “in gabbia”, tanto più che i miei due nipoti ai tempi erano stati categorici: lì dentro mai e poi mai.

Così ricordo che per qualche tempo, il box aveva fatto bella mostra di sé in salotto, ma non era stato completamente inutile: ad esempio nel periodo prima di Natale ci erano finiti dentro i pacchetti già incartati che sotto l’albero, con fiocchi e carte lucenti, sarebbero stati per loro una tentazione irresistibile… Oppure si prestava come momentaneo appoggio per oggetti delicati da tenere fuori dalla loro portata.

Secondo mia suocera invece il box rientrava nella categoria “indispensabili”, tanto più che la casa è su due livelli e “come farai?” e “anche se non gattona ancora non si sa mai”.

Comunque.

Un giorno ho avuto bisogno del lettino da campeggio e l’ho chiesto a mia sorella. Ho provato a montarlo e, anche se prevenuta, ho avuto la curiosità di mettere dentro la piccola a giocare come se fosse un box. Lei, che ha un bel caratterino, contro ogni previsione, l’ha invece amato da subito, come se fosse uno spazio tutto suo.

Così da quel momento ho tolto il materasso, che ho sostituito con il mio tappetino da yoga, e per la serie “non si butta niente”, anche la palestrina che ormai non usava più, ha trovato un nuovo utilizzo: il tappetino rende più morbida, accogliente e colorata la base del box, e gli archi, con tanto di pupazzetti appesi, li incastro ai quattro angoli, così ogni tanto gioca anche in questo modo.

Il mio lettino/box ha poi una particolarità che non tutti hanno: uno dei lati corti ha un’apertura a zip, come quelle delle tende da campeggio, per intenderci… Bene, da quando la piccola ha iniziato a muoversi autonomamente, ho deciso di lasciarla aperta, in modo che potesse sentirsi libera di uscire, se le andava.

La scoperta è stata che il box le piace così tanto che ha iniziato ad entrarci da sola! Che ridere la prima volta che le ho visto “parcheggiare” la macchinina cavalcabile davanti ed entrarci direttamente…

In conclusione, non so dire se per voi possa essere del tutto utile o inutile comprare un box, forse però se qualcuno ve lo offre in prestito può valer la pena fare un tentativo…

Credo che come per tante cose valga solo il buon senso; inutile costringere un bimbo che non ci vuole stare, sicuramente non lo si dovrebbe comunque ignorare e lasciare lì dentro da solo a “pascolare” per troppo tempo, con il rischio di sovrastimolarlo…

Personalmente i primi tempi stavo lì accanto quasi tutto il tempo ad interagire comunque con lei, tirandola fuori ai primi segnali di insofferenza; forse questa sicurezza ha fatto sì che potessi poi arrivare a poter preparare il pranzo e la tavola con lei che giocava o sfogliava tranquilla un libretto, fino allo spasso di sentirla blaterare e ridere da sola con i suoi peluche come una matta…

Così, ora che è più grandicella, non la metto mai dentro per necessità o come un’imposizione, ma è lei ad entrarci a giocare per scelta, o a cercare i giochi da portare fuori, che almeno non sono tutti perennemente sparpagliati a terra, ma solo gli ultimi con cui ha giocato. Che non è poco.

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