Di lacrime e piccole, grandi conquiste…

Alcuni giorni fa una nuova conquista mi ha dato l’occasione di riflettere e fermare per un attimo il tempo e le mie emozioni di mamma, una volta tanto non tramite una foto o un video sullo smartphone…
Il pomeriggio non è stato allegro come al solito, come sempre avviene quando ci tocca il controllo dalla pediatra o il vaccino…

Questa era la volta della pediatra, che riceve in una struttura insieme ad altre due; nonostante ci fossero quindi, oltre a quelle dei rispettivi studi, altre porte (quella del bagno e una con apposta la tipica targhetta “privato”) la nana ha subito dato prova di sapere benissimo dove saremmo entrate, avvinghiandosi come un koala e guardando la porta corretta come un vitello probabilmente potrebbe guardare quella del macello…
Durante la visita, dopo qualche convenevole, sorrisino e complimento di rito su “Come sei brava a camminare” (ancora sostenuta per mano), arriviamo alle dolenti note…
È ora di svestirla e misurarla.
Le dolenti note rappresentano per me i sospiri della pediatra, cui tocca appurare che come al solito la piccola cresce sempre in circonferenza cranica e lunghezza, che è sempre stata la sua caratteristica già dalle prime ecografie, ma mai molto nel peso…
Sospiri che comunque io vedo e basta; commenti e considerazioni sono necessariamente rimandati a DOPO.

Dopo che Maria Callas è stata rivestita, dopo essersi ahimè prodotta in una mirabile interpretazione dell’ Aria della regina della notte

Le dolenti (e acutissime) note sono invece per lei proprio quelle poche e semplici manovre che ormai, dopo 14 mesi suonati, dovrebbero essere una routine e non più fonte di tale inconsolabile disperazione…
Misurazione, auscultazione, controllo di gola (questo facilissimo) e orecchie…
Comunque la pediatra mi ha rassicurata, dicendo che la reazione che a me sembra davvero eccessiva è invece del tutto normale…
Sarà.
Però, intanto, usciti dallo studio, è uscita, ridendo anche l’altra pediatra – momentaneamente libera – dal suo, ed è andata a chiedere alla mia cosa avesse fatto a quella povera bambina.
Certo, forse è la potenza vocale a non essere proprio comune, ma anche a questo sono abituata, dato che già in ospedale quando è nata la sentivo mentre la visitavano al nido e io approfittavo di quei brevi momenti per darmi una sistemata. In bagno. Quindi la sentivo ad una certa distanza con due porte chiuse…
Ma non è questo il motivo per cui scrivo; questo era solo un preambolo per descrivere lo stato d’animo, passata la tempesta… Non mi reputo ansiosa, non lo vivo come un problema, perché so che la mia piccola sta davvero bene e ha energie da vendere, ma ammetto che ogni volta spero di sentirmi dire “Sì, questa volta è cresciuta bene anche nel peso”… Anche perché, questa volta in particolare, ero abbastanza serena. La bimba, che non è mai stata una mangiona (vedi qui la nostra esperienza con l’autosvezzamento), da un po’ di tempo aveva preso anche un buon ritmo, complice la nuova forchettina con la scimmia che ama maneggiare da sola… Quindi diciamo che ero un po’ pensierosa.
Comunque, dopo cena, aspettando il momento della nanna, mentre giocavamo con le bolle di sapone, è tornato (anche a me) il sorriso… Si è alzata in piedi e ad un certo punto, in modo del tutto naturale e spontaneo quanto imprevisto, ha lasciato l’appoggio che fino a questo momento aveva sempre cercato, staccandosene al massimo per pochi secondi.
Sorridendo e complimentandomi le ho fatto notare che era in piedi da sola da un po’ e anche lei sembrava averlo realizzato solo in quel momento… Sorrideva tutta soddisfatta di se stessa, guardandosi attorno muovendo solo lo sguardo per non perdere l’equilibrio, a sua volta stupita e felice della sua nuova conquista… È caduta un paio di volte e ridendo si è rialzata come una molla.
So che può sembrare banale, soprattutto a chi non ha figli, o magari a chi ha vissuto questo momento in modo molto precoce, ma il momento che io voglio fermare non è la conquista in sé, che so essere solo parte di una lunga serie, ma lo stato d’animo che ho colto e vissuto insieme a lei.
Questo amo dei bambini, quella cosa che poi piano piano, chissà dove e chissà come perdiamo…
La capacità di stupirsi, di essere felice delle piccole cose, l’assaporare ogni piccola conquista, il camminare piano, la trasparenza delle emozioni, perché ancora non esistono le convenzioni sociali e le maschere e quindi si è liberi di ridere a bocca spalancata, con gli occhi e tutto il corpo, di battere le mani, ballare, esplodere in un sonoro gridolino di felicità… E, allo stesso modo, non sentire il bisogno di nascondere le lacrime e la paura, o il bisogno di un abbraccio…
Non lasciarsi spaventare dalle cadute, rialzandosi invece con la voglia di riprovarci subito, senza farsi condizionare…

In una parola, la libertà…

“Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto:
1. A essere contento senza motivo.
2. A essere sempre occupato con qualche cosa.
3. A pretendere con ogni sua forza quello che desidera.”
(Paulo Coelho)

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