9 mesi ad attenderti, 1 solo istante per amarti

La nostra avventura è iniziata a giugno 2016, entrambi felici e stupiti dalla velocità con cui “ci hai scelti”.

Il termine, o per meglio dire, il nuovo inizio era il 10 febbraio. In generale la mia è stata una gravidanza serena, priva di nausee e dolori, tanto da permettermi di pulire camere nel nostro agriturismo fino ad un mese dal parto. Sin dall’inizio abbiamo deciso di accertarci che il nostro bambino stesse bene e di conoscere il suo sesso alla nascita con doppia sorpresa. La curiosità di scoprirlo è stata più per parenti ed amici che per noi: – come fate a resistere? – impossibile che tu non lo veda nell’ecografia!! – come fate per i vestitini?? (La tavola dei colori è ampia).

Non sono mancati quindi nemmeno i calcoli e le credenze per predire il suo sesso. Credetemi le ho sentite tutte: dalla forma della pancia, lo stato dei capelli, della pelle, del seno ai calcoli della luna e al gioco del pendolo con l’anello. Ovviamente ogni “risultato” contraddiceva l’altro ma di sicuro io sono diventata esperta di pance. Dicono che ogni donna se lo senta. Non so voi, ma io dentro di me ho sempre pensato di aspettare un maschietto.

L’ultimo mese della gravidanza é stato il più faticoso, forse per l’attesa. Il 30 gennaio sono andata in ospedale a fare il bilancio di salute. Al controllo mi hanno trovato la minima alta e sono stata ricoverata. La mattina seguente, dopo alcune valutazioni, hanno optato per l’induzione da me tanto temuta. Non ci credevo, era arrivato il nostro momento.

Strana quella giornata, trascorsa con attesa, emozione, curiosità, paura espressa all’ostetrica di non riconoscere le contrazioni. Quella sera all’orario di visite non avrei voluto vedere nessuno. Con l’arrivo delle persone sono arrivati anche dei dolori forti e improvvisi. Con il senno di poi avrei dovuto far andare via tutti e cercare di tranquillizzarmi in compagnia dell’unica persona che avrei voluto affianco. Invece in panico sono scappata via io in sala parto e hanno mandato a casa il mio compagno. Non riuscivo proprio a gestire quel dolore continuo e dentro di me pensavo che l’induzione non avesse funzionato. Pensavo non mi sarei dilatata, invece eravamo solo all’inizio.

Ho passato tutto il tempo carponi sulla testata del letto rialzata. Le ore passavano e io cominciavo a dilatarmi. Quando hanno chiamato il futuro papà ad assistere ho iniziato a sentire un forte bisogno di spingere. Ancora oggi mi domando dove ho trovato quella forza nella fase espulsiva. Le prime spinte hanno rotto “di botto” il sacco. Tra una contrazione e l’altra tremavo e piangevo impaurita fino a quando Roberta mi ha dato forza dicendomi che stava per nascere.

Alle ore 1:54 tutto finito, avevo tra le braccia il mio bambino, la nostra nuova vita. Non si può descrivere questo momento. Tutto viene cancellato, lui è lì sul tuo petto, sta bene e incredula ti domanderai come è possibile che così tanta gioia nata dal vostro amore fosse dentro di te.

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