Immolate al sacrificio: madri benedette (ma un po’ esaurite)

Potete credere altrimenti, ma quando avrete il pargolo tra le braccia e vi ritroverete sole a casa vostra ogni millimetro del vostro corpo, del vostro cuore e della vostra mente griderà a gran voce:

Aiutoooo.

A me è successo così nel silenzio e nel buio di una sera di gennaio, seduta sul letto con mio marito e il nuovo arrivato.
Ricordo di aver pensato:

E adesso??Dov’è il maniglione antipanico dell’uscita di emergenza?

E questo dopo aver atteso con amore e trepidazione l’arrivo di Alessandro, dopo averlo cercato con speranza e determinazione per 3 anni.
Questo pur credendo nel più profondo dell’animo che quel fagottino fosse il più bel regalo tra i regali.

Perché noi madri iniziamo da subito a convivere con mille contraddizioni e paradossi, generalmente fustigandoci con gatti a nove code chiamati comunemente sensi di colpa.
Poi piano piano impariamo ad accettare che l’amore, quello vero, è fatto anche di questo e le più fortunate di noi si perdonano ogni contro senso vissuto dal concepimento in poi.
Altre non se lo concedono mai. Altre ancora hanno bisogno di tempo. Io sto ancora cercando di scoprirlo.

Quindi prepariamoci a tutto! Soprattutto a chiedere aiuto.
Quelle di voi che hanno appena storto il naso, che sono andate in apnea per qualche istante o si sono trovate improvvisamente ad osservare con insistenza la punta delle scarpe come quando la maestra stava per interrogare e si sperava con tutta l’anima di divenire invisibili… ecco tranquille! Vi capisco, ma chiedere aiuto sarà necessario e lo scoprirete presto o tardi.

Lo dice una abituata a fare da sé, a chiedere poco e comunque sempre meno del necessario. Lo dice una che ha pensato

Ma si ce la posso fare anche senza i nonni vicino, con gli amici lontani, in un paese isolato senza troppi servizi e con un marito che lavora dalle 12 alle 16 ore al giorno compresi i fine settimana.

Ho pensato giusto, nel senso che ce l’ho fatta e ce la sto facendo come tante altre mamme che fanno sacrifici ben più grandi dei miei. Non perché io abbia chissà quale forza (anche se dall’arrivo di Alessandro ho rivalutato alcune mie risorse che non credevo possedere), ma perché è l’unica strada possibile, perché dobbiamo farcela. Non è una scelta.
Col senno di poi però mi sarei organizzata diversamente.

In una situazione come la mia o peggio è importante premunirsi e, se si ha la possibilità, contattare più di una babysitter in modo che in caso di bisogno ci sia sempre una mano disponibile ad aiutarci.
Per chi le possibilità non le ha, è fondamentale che almeno il marito/compagno/convivente partecipi attivamente soprattutto i primi sei mesi.
Ciò significa suddividersi le ore della giornata, inizialmente rigidamente, in modo da permettere alla madre di riposare il più possibile tra una poppata e l’altra.

Sembra una banalità per voi (mamme), ma per qualcuno di loro (papà) non è poi così scontato.
So che vostro marito/compagno/convivente è sicuramente un uomo meraviglioso e che mettereste la mano sul fuoco sul fatto che farà i salti mortali per starvi vicino, per aiutarvi e per sostenervi. Ma sono comunque esseri umani (i papà) e non hanno raggiunto la santità (come noi mamme) e potrebbero quindi deluderci, o per le più fortunate… stupirci.

Quindi teniamoci forte e prepariamoci a chiedere aiuto. Ai papà, alle nonne, agli amici, dietro compenso, gratis, con bustarella alla mano, per pietà, per bontà divina, sporadicamente o in maniera continuativa. Non importa. Ciò che conta è farsi aiutare.

Lo dice la più riluttante delle madri. Lo dice quella che nel bel mezzo del delirio con Alessandro sveglio ogni ora o peggio, con la casa dove sembrava appena passato un cingolato militare disse a suo marito preoccupato:

Non ho assolutamente bisogno della babysitter, ce la faccio serenamente.

Perché quando il solo scopo della tua vita diviene prenderti cura di quella creatura tutto il tuo mondo svanisce.
I tuoi bisogni sono sempre rimandabili, i suoi no. Il tuo dolore è sopportabile il suo ancora non è un grado di gestirlo. Il tuo sonno te lo puoi tenere, il suo è fondamentale (corrisponde poi a quello di tutta la famiglia). Ma chiedere aiuto non vi renderà una madre meno premurosa o snaturata.

Vi renderà solo una madre saggia. In ogni caso Benedetta (e un po’ meno esaurita).

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6 Comments

    1. Irma è una grande fortuna questa.Sono molto felice per te.E se anche non dovesse essere ciò che ti aspetti, avrà comunque un ruolo importantissimo nel sostenerti!A quando il lieto evento?

      Piace a 1 persona

      1. A Maggio. Manca ancora un po’ di tempo, o pochissimo tempo, a seconda del livelli di panico che provo!
        Intanto mi guardo intorno e mi informo.

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      2. 🙂 haha immagino. Brava, fai bene ad informarti più che puoi e anche a concederti tanti momenti solo per te se ti è possibile. 😉 in bocca al lupo a te ed alla tua regina.

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