Il parto in acqua: una fortuna che consiglio (ed auguro) a tutte

La storia del mio parto in acqua è una di quelle che amo raccontare, un po’ perché la ricordo carica di emozioni, un po’ perché per fortuna non ci sono state complicazioni. Ero emozionata ma tranquilla. Un po’ dolorante (come è normale che sia) ma sapevo che ne sarebbe valsa la pena. Insomma la mia è una storia probabilmente fortunata, ma voglio condividerla perché se può essere utile a qualche futura mamma ansiosa di sapere altre storie… la mia di certo rassicura.

È l’11 febbraio 2017 (avevo il termine il 13), sono le 5.30 di mattino.
Mi sveglio a causa di piccoli crampi alla pancia simili a contrazioni. Penso: “ecco, ci siamo!” Inizio a cronometrarle: ogni circa 5-10 minuti per 30 secondi ciascuna. Non sapendo come sono le contrazioni ‘preparatorie’ e quelle ‘vere’ da parto inizio a chiedermi se sia davvero il momento di andare in ospedale. Non sveglio il papà ma continuo a contare: sono contrazioni abbastanza irregolari e poco dolorose, forse non ci siamo ancora… per sicurezza, dopo una bella doccia calda per vedere se si sarebbero fermate e dopo aver fatto colazione con calma, ci dirigiamo verso l’ospedale. Perché a noi non sembra, ma metti che… mica voglio partorire a casa!

Ore 10, in ospedale.
In ospedale fanno un tracciato e le contrazioni si fanno meno frequenti e meno intense. Forse davvero non era il momento, ma mi fanno anche una ecografia per vedere come è posizionato il bimbo: cefalico, ok, ma con la schiena rivolta verso la mia schiena. No buono, dovrebbe essere girato dall’altra parte. Mi consigliano di tornare a casa perché ancora non ci siamo e di stare carponi per facilitare la rotazione del bimbo.

Ore 12, a casa.
Ligia torno a casa, cerco di riposare nonostante senta sempre più forti le contrazioni (che di fatto non mi hanno mai abbandonata del tutto) e mi metto carponi. Pulisco tutte le piastrelle della cucina e cerco di fare mente locale sulle ore a venire: manca qualcosa in valigia? Come organizziamo le telefonate per gli annunci? E le visite a casa?

Ore 20, a casa.
A proposito di visite, vengono a trovarci a cena mia cognata e suo marito. Ordiniamo un kebab a domicilio e loro stappano una bottiglia di buon vino. Che col kebab non c’entra nulla, ma l’emozione del momento va celebrata… e allora prosit!

Verso il finire della cena le contrazioni si fanno più forti, a volte devo stare immobile e trattenere il respiro. Gli ospiti ci salutano ma sanno che ci rivedremo presto, intanto noi ci guardiamo la serata finale di Sanremo.

Ore 24, a casa.
Le contrazioni sono parecchio intense e io sono di nuovo carponi, sul tappeto. Nel culmine di una contrazione sento uno ‘stock!’ forte e chiaro, e la tensione addominale di colpo si allenta. Mi si sono rotte le acque! La prima preoccupazione è stata allontanarmi dal tappeto per non sporcarlo, la seconda è stata cercare di capire le condizioni di queste famose ‘acque’: mi dirigo verso il bagno lasciando una scia da fare invidia al mostro della laguna e finalmente riesco ad osservarle. Sono limpide. Ok, posso aspettare altre 2 ore prima di andare in ospedale.

Nel frettempo, mentre tremo come una foglia dalla testa ai piedi (adrenalina? Fifa blu? Non l’ho mai capito), guardiamo fino alla fine Sanremo. Vince Gabbani con Occidentali’s Karma. Sarà la canzone che avrò in testa – quasi un’ossessione – per i prossimi 3 giorni, l’ultima ascoltata fuori dall’ospedale.

Ore 2, in ospedale.
Arriviamo alle 2 e subito vedo che mi accoglie una certa ostetrica M.: è proprio lei, quella di cui tutti mi hanno parlato benissimo e che speravo tanto di trovare quando sarebbe stato ‘il mio momento’. Sono felice. Mi visita: sono dilatata di 6 cm e per questo mi dice: “brava!” Lì per lì non capisco molto, ma mi fido. Nell’euforia del momento quasi mi dimentico di dirle che vorrei partorire in acqua, se fosse possibile. Per fortuna me lo chiede lei e… è possibile! Doppia fortuna. Mi svesto, si va. Si sveste anche il papà: in sala parto fa caldissimo!

Ore 3.
Intanto che viene preparata la vasca per il parto, mi fanno stendere su un lettino per fare il tracciato del bimbo, sia da sveglio che da addormentato. Al momento pare che dorma, ok. Aspettiamo che si svegli. Intanto le contrazioni aumentano ma lui ha deciso di continuare a dormire… e io rivedo il kebab della cena (forse non è stata una gran idea…) Intanto M. mi fa girare e rigirare sul lettino. Solo dopo ho capito che è riuscita a far ruotare il mio bimbo nella posizione giusta (salvandomi da un probabile cesareo). Verso le 5 ci arrendiamo. Il bimbo continua a dormire, si va in vasca. Il papà mi assiste e fa qualche foto.

Ore 5.
La sensazione di sollievo appena entrata in vasca è paragonabile a quella di un assetato nel deserto che beve una bottiglia di acqua fresca, ad un massaggio rigenerante dopo una settimana di fatiche. Insomma l’acqua calda ha alleviato tutti i dolori che mi sembravano crescere sempre più mentre ero sul lettino. E tra una contrazione e l’altra potevo addirittura rilassarmi. È ora di spingere!

Ore 5.30
Sto spingendo, da 15 minuti, la sensazione è che qualcosa di molto grosso si stia spostando verso il basso. Non mi aspettavo che sembrasse uscire da ‘dietro’ e non da ‘davanti’ ma la natura sa il fatto suo e seguo l’istinto. Il papà partecipa attivamente e io sono felice.

M. viene chiamata d’urgenza al pronto soccorso ma ci rassicura: torno tra 1-2 minuti al massimo! Ironia della sorte, proprio in quel minuto arriva una contrazione e… esce la testa! Siamo io, il papà e una testa. Piccolo momento di panico, mi metto ad urlare: “È uscito! È uscito!” Arriva un’altra ostetrica, tempo di infilarsi i guanti e torna M.
Emergenza rientrata… in attesa della contrazione successiva, considerata la situazione tutto sommato tranquilla, chiede al papà: “Vuoi prenderlo tu?” Lui risponde: “Va bene!” Si inginocchia fuori dalla vasca per prenderlo ‘al volo’.

Ore 5.37
Arriva la contrazione, il bimbo esce dritto dritto nelle braccia del papà. Lui lo tira fuori dall’acqua e lo stringe a sé. Nessun pianto ma sta bene. La vernice caseosa fuori dall’acqua fa subito un effetto ‘colla’ inaspettato.

Siamo felici. Tanto felici. Anche senza colla nessuno ci dividerà mai più.

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