Il nostro svezzamento – racconto di un’epopea.

Conoscevo abbastanza bene l’argomento autosvezzamento, avendolo visto fare a mia sorella con il secondo dei miei due nipoti, non – come si sente dire spesso – per “seguire la nuova moda” ma in quanto la creatura, dal peso già irrisorio, non voleva assolutamente saperne di mangiare, come invece aveva fatto, da subito, suo fratello.
Io personalmente ero partita senza preclusioni; all’inizio avrei seguito i consigli della pediatra, così subito dopo la visita sono andata a comprare tutto l’occorrente: farina di riso, farina di mais e tapioca (scegliendole rigorosamente bio), verdure fresche (idem), un olio di oliva bio, italiano, con spremitura a freddo, dal costo paragonabile a quello di una bottiglia da collezione di pregiato vino d’annata, un set di cucchiaini in silicone, l’immancabile piattino con serbatoio per l’acqua calda, i primi omogeneizzati (quelli, invece, industriali; lo so, ero andata bene fin qui, e questo è un controsenso, ma tant’è…).
Dopo questa spesa devo confidarvi di aver provato una specie di rimpianto… La consapevolezza di un primo passaggio… La mia piccola stava per abbandonare la fase “lattante” per iniziare inesorabilmente a crescere, e io mi sentivo quasi come se l’avessi iscritta in università.
Comunque, una volta a casa, ho pensato che sarebbe stata una buona idea cercare di incuriosirla rendendola partecipe, quindi, dopo aver sbucciato patata e carota, preparato la zucchina e già predisposto tutti gli ingredienti, l’ho infilata nel suo (nostro) amato marsupio e ho iniziato a cucinare, commentando i vari passaggi.
Naturalmente dopo aver impiattato non potevo esimermi dall’assaggio, con tanto di esagerazione nell’espressione di soddisfazione e frasi poco credibili come “con questo vincerei Master Chef di sicuro” e simili.
Una volta a tavola naturalmente ho sfoderato il sorriso più smagliante che riuscissi e con voce cinguettante le ho annunciato che sissignori, quella meraviglia che avevo cucinato con tanto amore era proprio per lei…
Ricordo che aveva assaggiato i primi cucchiaini con aria stupita e circospetta, presa più dalla novità della situazione che da decidere cosa ne pensasse davvero. Quello comunque fu chiaro da subito.
Si, nonostante avessimo iniziato già da un mesetto con la frutta omogeneizzata, aveva ancora un po’ il riflesso di estrusione…
Ma era evidente e palese che il problema non era quello; se avesse potuto lanciare il piatto per terra l’avrebbe fatto volentieri.
Così sono iniziate le settimane peggiori della nostra vita da madre e figlia.
All’inizio non mi impuntavo in modo fermo; sempre a mente le parole della pediatra “sempre proporre, mai imporre”, dalla mia ho la fortuna di avere, da buon capricorno, un’invidiabile testardaggine e determinazione, unita alla pazienza di una santa, così ogni giorno riprovavo, prima o poi ce l’avrei fatta.
Poi sono arrivate, dall’esterno, le ansie… Mi si prospettavano le peggiori ipotesi se non avesse mangiato…
Così lo svezzamento è diventato un Problema, un’ossessione, un chiodo fisso; così le nostre piacevoli giornate insieme si sono trasformate in un intermezzo tra un tentativo e l’altro di somministrarle un certo numero di cucchiaini di questa famosa pappetta che a me non sembrava neanche poi così disgustosa. Forse perché a volte, dopo un’ora e con il morale a terra, chi ce la faceva a rimettersi ai fornelli, anche solo per un piatto di pasta?
Ho comunque sempre cercato di mantenere il contegno descritto all’inizio… Sorriso, incoraggiamento, mai imporre
Anche se nella mia testa nel tragitto dai fornelli al tavolo sentivo risuonare la colonna sonora de “Il buono, il brutto e il cattivo “, e visti i risultati, lei probabilmente visualizzava anche il cappello da cow boy, il gilet di pelle, la pistola, gli speroni e tutta la scenografia western con tanto di cactus, avvoltoi e grovigli di rovi spostati dal vento…
Non ne vado fiera, ma una volta per disperazione mi sono proprio imposta e ho approfittato delle urla per infilarle il cucchiaino in bocca. Un po’ di cucchiaini. Mi sentivo malissimo, ma per fortuna a quanto pare mi ha perdonata, e una volta tolto il bavagliolo e sparecchiato, tornavo ad essere la sua mamma adorata.
Poi un bel giorno, avendo la fortuna di avere in famiglia un ottimo pediatra, l’abbiamo portata da lui. Che ci ha rassicurati sul suo stato di salute, sulla mia adeguatezza come mamma, ci ha chiesto se la bimba fosse curiosa, a tavola con noi, la risposta era inequivocabilmente si, dato che ogni tanto, quando meno ce lo aspettavamo cercava di rubare dal piatto…

Allora ci ha consigliato l’autosvezzamento. Ma questa è tutta un’altra storia…

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