​Colichette che poesia.

Se sei una di quelle fortunate mamme che si imbattono in questa parola vuol dire che probabilmente la tua “ricerca del Santo Graal” che risolva e metta un punto a queste poetiche ore serali è appena cominciata.

Se cercherai sulla rete troverai innumerevoli rimedi: massaggi con oli e incensi profumati (alle volte si usano le stesse tecniche per ammorbidire e insaporire alcune carni ma non vi preoccupate… a meno che non sentiate qualcuno pronunciare “Ucci ucci sento odor…”), numeri della kabala da recitare in sanscrito, posizioni da tenere durante l’allattamento che allineino le vostre teste al Meridiano di Greenwich, importanza del ruttino a fine poppata, nei casi più estremi da evocare a ‘mo di Poltergeist con veri e propri sacrifici (umani) e così via.

A parte gli scherzi credo che per ogni bimbo ci sia qualcosa che funziona meglio e qualcosa che funziona peggio, ma vi posso dire ciò che io e Alessandro (altrimenti detto Tarzan verso sera) abbiamo trovato più utile.

Generalmente dopo qualche ora di strilla senza sosta tutto finisce così com’è iniziato… solo con qualche capello bianco in più di mamma (sicuramente), papà (se già tornato da lavoro) e nonne annesse e connesse (se sono lì per aiutarvi).

Ricordati neomamma: nessuno è immune!
Pure quello/a che ti incalza per intervenire o ti angustia con domande a cui non saprebbe rispondere nemmeno l’Arcangelo Gabriele o ancora ti cita come ai suoi tempi pianti così venissero severamente puniti in quanto reputati capricci. Nessuno di loro escluso pagherebbe in talleri d’oro se potesse servire a silenziare la sirena.

Perciò non farti intimidire!

Se c’è una cosa che ho imparato divenendo mamma è che, la maggior parte delle volte, le situazioni “scomode” spettano proprio a noi. Alle volte è l’istinto che ci guida in prima linea, altre volte veniamo ”guidate” (per essere gentili) da chi ci sta intorno, che potendo scegliere, manda avanti mamma “che è più capace … che solo lei riesce … che non so come fate voi donne..” etc.
Allora rimboccatevi le maniche perché, volente o nolente, chi non può proprio tirarsi indietro è la mamma, la quale presto o tardi si troverà faccia a faccia con l’esserino tonante in completa solitudine.

Venendo a noi: di tutti i rimedi provati solo pochi ci hanno portato qualche miglioramento. Badate bene che qualche miglioramento non significa che il problema sia stato eliminato, ma semplicemente che per qualche minuto riuscite a prendere fiato:

1- Mettiti nell’ottica che “tutto passa”, quindi passerà anche questo ed esattamente come è iniziato finirà. Quindi amati di pazienza, mettiti comoda, trova un luogo confortevole per entrambi ed ASPETTA;

il più delle volte però non è nella nostra indole aspettare e vogliamo invece trovare delle soluzioni ed è giusto che come mamme ci attiviamo in tutti i modi possibili per provare (anche se il più delle volte serve solo a farci sentire meglio)
Quindi:

2– canta una canzone rilassante che ti piace, fallo a bassa voce. Nella mia esperienza questa tecnica più che calmare il bambino in questione calma la mamma. E questo è fondamentale, soprattutto per riuscire a sopportare le successive ore senza trasferire la nostra agitazione al pargolo;

3– il suono del phon. Può sembrare uno scherzo di cattivo gusto ma il suono del phon può, nel migliore dei casi, interrompere le urla forsennate per alcuni minuti, nel peggiore almeno per alcuni secondi;

4– mettilo/a a pancia in giù sulle vostre ginocchia quando siete sedute e muovete le gambe a destra e sinistra. Anche in questo caso per qualche secondo o qualche minuto potrete riposare le orecchie;

5– metti il bambino/a a pancia in giù disteso/a sulle vostre braccia disposte a semicerchio come per abbracciare qualcuno ma con i palmi rivolti verso l’alto e inizia ad ondeggiare a destra e a sinistra variando di intensità e velocità a seconda di come risponde il bambino.

Spero che qualcuno di questi rimedi possa fare al caso tuo e del tuo piccolo, ma se non fosse così ricorda che in rete troverai di tutto: dalle foglie di mandragora a occhi di pipistrello, tutto è lecito! L’importante è che ricordi che circa intorno al terzo mese potrai dimenticare per sempre questa parola!

Evviva evviva! Avanti il prossimo!

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